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mercoledì 18 marzo 2020

Recensione DEADRISEN - DEADRISEN


Deadrisen
Recensione: Deadrisen



Deadrisen arrivano freschi freschi dalla East Coast degli Stati Uniti e sono una creatura di Rod Rivera e Mike LePond: il primo è un chitarrista con oltre trent’anni di esperienza sulle scene del Christian Metal (molti dei quali passati in sodalizio con il singer Johnny Bomma) mentre LePond è, senza dover aggiungere altro, il bassista dei piro-e-tecnici Symphony X. 

E’ la dichiarata volontà di fondere tra loro diverse influenze, che spaziano dal flamenco alla musica mediorientale, passando per heavy metal anni settanta/ottanta e hard rock, che rende interessante questa nuova proposta: un obiettivo ambizioso e sicuramente alla portata di musicisti navigati, ma che normalmente richiede un lavoro di cesellatura finissimo – di diplomazia stilistica se non di attento riordino, alla Marie Kondo – per portare a risultati originali e dalla chiara, sostenibile identità. 

E non si può certo dire che i Deadrisen, impegnati in questo tipo di ricerca, abbiano intenzione di menare il proverbial can per l’aia: pagato il dazio della cinematografica intro, il mi presento di rito (Tapparella, Elio e Le Storie Tese, 1996) è costituito da un assalto programmatico di chitarre e batteria che non concede alcuno spazio all’immaginazione.


Continua a leggere la mia recensione su metallus.it


Ascoltato con
Cuffie Superlux HD-668B
DAC LH Labs Geek Pulse (ESS9018K2M Core)
Alimentatore LH Labs Linear Power Supply
Filtro Audioquest Jitterbug
Software Foobar2000 ver. 1.3.16 (WIN10 Pro / 64bit)

domenica 2 febbraio 2020

Recensione SERIOUS BLACK - SUITE 226


Serious Black
Recensione: Suite 226



Suite 226 è il quarto album in studio dei Serious Black, band tedesco/americana alla cui formazione nel 2014 contribuì Roland Grapow (Helloween, Masterplan) e fronteggiata da Urban Breed, talentuoso cantante svedese che personalmente ho apprezzato sia a fianco dei suoi connazionali Bloodbound che con i bulgari Project Arcadia (A Time Of Changes, 2014). 

La presenza di quest’ultimo, e la sostanziale omogeneità degli stili alla quale si presta la sua voce, parrebbe da sola sufficiente ad anticipare la natura dell’album: un metal canoro e moderno, teatrale a tratti, che una volta avviato l’ascolto scopriremo anche contenere un po’ di tutto e di troppo, ivi compresa qualche suggestione sinfonica qua e là.

Nonostante l’etichettatura espressamente melodica, che assicura il retrogusto dolce di questo amalgama (fin troppo dolce: “Fate Of All Humanity”, “Way Back Home” ed i quasi nove minuti della title track sono una combo potente, ma per i motivi sbagliati, di quelle che si attivavano in sala giochi con la mezzaluna), Suite 226 non è un disco immediatamente cantabile: intermezzi parlati, effetti ambientali, assoli mai memorabili e controcori aggiungono una complessità solo apparente, perché nonostante la presenza di questi divertissement si ricava l’impressione di un prodotto al quale l’articolazione barocca (“Solitude Etude”) aggiunge sì minutaggio ma poco o nulla in termini di atmosfera.

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Ascoltato con
Cuffie Superlux HD-668B
DAC LH Labs Geek Pulse (ESS9018K2M Core)
Alimentatore LH Labs Linear Power Supply
Filtro Audioquest Jitterbug
Software Foobar2000 ver. 1.3.16 (WIN10 Pro / 64bit)