Visualizzazione post con etichetta heavy metal. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta heavy metal. Mostra tutti i post

domenica 6 dicembre 2020

Recensione ARRAYAN PATH - THE MARBLE GATES TO APEIRON

Arrayan Path
Recensione: The Marble Gates To Apeiron


Con “The Marble Gates To Apeiron” gli Arrayan Path mettono l’ottavo suggello ad una carriera che, benchè forse priva di riconoscimenti eclatanti da parte della critica e dei social, li ha visti calcare le scene da oltre venti lunghi anni (il demo “Return To Troy” è del 1999). 

E così dalle spiagge cipriote arriva un “lyrical epic-power”, cantatissimo come l’azzeccata definizione scelta dalla stessa band lascerebbe presagire. Nonostante una certa opulenza ritmica, infatti, TMGTA è un album che fa leva soprattutto sulle sue parti cantate, ora affidate alla prova ordinata e pulita di Nicholas Leptos, ora ai rinforzi corali che lo aiutano a sottolineare i passaggi più travolgenti (come il singolo “A Silent Masquerade”). 

Al di là delle aspettative che potrebbero essere generate dalle mire epiche del quartetto, il disco si fa apprezzare soprattutto per il suo incedere ordinato, complice il mixing di Simone Mularoni presso il Domination Studio di San Marino. 

Continua a leggere la mia recensione su metallus.it

Ascoltato con
Casse Cerwin-Vega VE 5M
Amplificatore PS Audio Sprout
DAC 24-bit/192kHz Wolfson WM8524
Cavi di segnale Sonero PureLink
Filtro Audioquest Jitterbug
Software Foobar2000 ver. 1.3.16 (WIN10 Pro / 64bit)

mercoledì 11 novembre 2020

Recensione JADED HEART - STAND YOUR GROUND

Jaded Heart
Recensione: Stand Your Ground


Attivi fin dagli anni novanta e protagonisti di un percorso solido, che li ha visti pubblicare album con buona continuità nel corso degli anni, i Jaded Heart sono oggi un quintetto che conta membri tedeschi e svedesi, perciò costretto a colmare con l’uso delle tecnologie le distanze geografiche tra i suoi componenti. “Melodia Ma Con Deciso Piglio” potrebbe essere un modo efficace per definire la proposta del combo nordeuropeo. 

Se infatti i ritornelli presenti nell’album sono immediatamente cantabili, come da tradizione tedesca, il dinamismo di Peter Östros, Masa Eto e Bodo Stricker (rispettivamente chitarre e batteria) caratterizza in modo altrettanto marcato i tempi di “Stand Your Ground”. La title-track contiene tutto quanto è possibile trovare in questa nuova uscita. 

Al suddetto, piacevole dinamismo si accompagnano cori, un’alternanza strofa/chorus che è allo stesso tempo prevedibile e rassicurante e una produzione in grado di cogliere in maniera tecnicamente ineccepibile quella sintesi tra musicalità e potenza che diventa marchio di fabbrica, quando accalappiata nella sua forma più smagliante.


Continua a leggere la mia recensione su metallus.it

Ascoltato con
Casse Cerwin-Vega VE 5M
Amplificatore PS Audio Sprout
DAC 24-bit/192kHz Wolfson WM8524
Cavi di segnale Sonero PureLink
Filtro Audioquest Jitterbug
Software Foobar2000 ver. 1.3.16 (WIN10 Pro / 64bit)

sabato 7 novembre 2020

Recensione ANGELICA - ALL I AM

Angelica
Recensione: All I Am


Lana Lane, Saraya, Bonnie Raitt e Bonnie Tyler… di queste proposte ho sempre apprezzato l’accostamento di sonorità (più o meno hard) rock ad una idea moderna, adulta ed indipendente di femminilità, che esalta le voci delle interpreti per creare una alternativa valida e credibile alla proposta di impostazione maschile. 

Angelica Rylin, singer svedese/australiana già nota come frontwoman dei The Murder Of My Sweet, appartiene al filone delle artiste in grado di imprimere al disco un proprio carattere, che in “All I Am” è fatto di melodie dolci ed accomodanti, atmosfere accoglienti, suoni moderni ed una generale ascoltabilità che ne permea ogni istante. 

Dalle armonie accattivanti di “Time And Space” ai cori brillanti di “A Pounding Heart” e quelli più burrosi di “Angel”, questa nuova uscita di Frontiers troverà facili estimatori negli amanti di un rock quadrato e regolare, dall’incidere lineare e dall’ascolto facile facile, di quello crepuscolare che avvolto nei colori e nei sonni della sera sembra uscire dalle casse con fare ancora più sinuoso ed elegante.

Continua a leggere la mia recensione su metallus.it

Ascoltato con
Casse Cerwin-Vega VE 5M
Amplificatore PS Audio Sprout
DAC 24-bit/192kHz Wolfson WM8524
Cavi di segnale Sonero PureLink
Filtro Audioquest Jitterbug
Software Foobar2000 ver. 1.3.16 (WIN10 Pro / 64bit)

giovedì 5 novembre 2020

Recensione THE SINNER'S BLOOD - THE MIRROR STAR

Sinner's Blood
Recensione: The Mirror Star


Vengono dal Cile i Sinner’s Blood, e gran parte delle fortune del loro disco di debutto, pubblicato da Frontiers, sono affidate al talento del frontman James Robledo (The Voice Chile) ed all’esperto chitarrista Nasson, polistrumentista qui anche in veste di compositore e produttore. Che tra i due ci sia una buona chimica, e che in qualche modo si siano scelti sulla base di una visione forte e condivisa, lo si intuisce facilmente avviando l’ascolto di “The Mirror Star”, un disco che fin dalle prime battute serve sul piatto una sferzata energica ed al tempo stesso melodica di hard’n’heavy di pregevole fattura. 

Molto del dinamismo di “The Mirror Star” risiede nel riffing agile di Nasson (“Awakening”): ben supportato da una instancabile sezione ritmica, il gruppo si pone sullo stesso livello dei migliori Firewind, dei dimenticati Blackstar Halo, degli amati Sentenced nei rari momenti in cui erano in vena di fare festa (“Kill Or Die”) oppure dei connazionali e sottovalutati Six Magics

E’ soprattutto la concentrazione chirurgica degli elementi a fare intuire, da subito, la bontà del risultato: benchè essa vada a discapito di quella varietà della quale in fondo nessuno ha davvero bisogno, non serve avventurarsi oltre i primi tre o quattro episodi della playlist per capire che i Sinner’s Blood hanno ben chiaro cosa vogliono suonare, come vogliono farlo e per quali caratteristiche vogliono essere tenuti in considerazione a partire da questo 2020.

Continua a leggere la mia recensione su metallus.it

Ascoltato con

Casse Cerwin-Vega VE 5M
Amplificatore PS Audio Sprout
DAC 24-bit/192kHz Wolfson WM8524
Cavi di segnale Sonero PureLink
Filtro Audioquest Jitterbug
Software Foobar2000 ver. 1.3.16 (WIN10 Pro / 64bit)

venerdì 2 ottobre 2020

Recensione RISING STEEL - FIGHT THEM ALL

Rising Steel
Recensione: Fight Them All


I Rising Steel sono un quintetto proveniente dalla città francese di Grenoble, già autori di un EP (“Warlord”, 2014) e protagonisti di una buona attività live che li ha visti condividere il palco con Jaded Heart, Sister Sin, Nightmare, ADX, Nashville Pussy ed Annihilator. A distanza di quattro anni dalla prima uscita sulla lunga distanza (“Return Of The Warlord” è del 2016), la band fa oggi il suo ritorno con “Fight Them All”, pubblicato da Frontiers Records con la volontà di accontentare tutti i fan delle sonorità anni ottanta, NWOBHM, hard rock e thrash metal. 

I transalpini sono infatti autori di un heavy compatto, pieno, tradizionale nelle sue strutture ma attualizzato con qualche artificio produttivo per espanderne la portata, con veloci cavalcate che spezzano il ritmo e con chorus di difficile assimilazione che oggi sembrano l’ultimo grido. 

Le soluzioni ritmiche sono sempre interessanti e la presenza di due chitarristi in formazione è spesso utilizzata per creare soluzioni d’effetto (“Steel Hammer”): se anche il dinamismo non manca, l’ispirazione all’heavy classico fa però spesso privilegiare un approccio maschio ed epico/ortodosso, complice la prestazione convinta del frontman Emmanuelson, a discapito della soluzione raffinata o dell’incastro perfetto che alla fine dell’ascolto risulteranno entrambi non pervenuti.

Continua a leggere la mia recensione su metallus.it

Ascoltato con

Cuffie Superlux HD-668B
DAC LH Labs Geek Pulse (ESS9018K2M Core)
Alimentatore LH Labs Linear Power Supply
Filtro Audioquest Jitterbug
Software Foobar2000 ver. 1.3.16 (WIN10 Pro / 64bit)

mercoledì 22 luglio 2020

Recensione TOKYO MOTOR FIST - LIONS


Tokyo Motor Fist
Recensione: Lions



Artisticamente “figli” di Danger Danger e Trixter, band di provenienza dei due musicisti a capo del progetto, i Tokyo Motor Fist rappresentano un sodalizio artistico che, ancor prima di cominciare a mettere in fila le note, corona un’amicizia lunga una vita: seppure impegnati in carriere diverse, Ted Poley (voce) e Steve Brown (chitarra, cori e tastiere) hanno sempre accarezzato il sogno di produrre musica insieme, e “Lions” rappresenta il secondo passaggio di un percorso che a questo sogno ha saputo – fin dal debutto del 2017 – dare ammirabile concretezza. 

Nei Tokyo Motor Fist ci sono la sofisticazione dei Def Leppard, le cotonature degli ottanta americani, i cori dolci e le malinconie credibili, a formare un quadro che restituisce una curiosa solidità al concetto di “melodico”. 

L’approccio bilanciato dell’album consente infatti alle sue sonorità rotonde di mantenere una venatura piacevolmente grezza, vuoi per l’interpretazione appassionata di Poley vuoi per arrangiamenti squadrati da assimilare al primo ascolto.

Continua a leggere la mia recensione su metallus.it


Ascoltato con
Cuffie Superlux HD-668B
DAC LH Labs Geek Pulse (ESS9018K2M Core)
Alimentatore LH Labs Linear Power Supply
Filtro Audioquest Jitterbug
Software Foobar2000 ver. 1.3.16 (WIN10 Pro / 64bit)

sabato 13 giugno 2020

Recensione PARALYDIUM - WORLDS BEYOND


Paralydium

Recensione: Worlds Beyond




“Certain interplay”. “Integrate all the elements”. “Put the pieces together”. In mezzo a tante espressioni altisonanti con le quali gruppi ed etichette introducono il nuovo imperdibile album, la scelta degli svedesi Paralydium di presentare il proprio lavoro come, prima di ogni altra cosa, la composta evoluzione di una intuizione, mi ha affascinato per il suo carattere squisitamente pratico e terreno. 

Questi cinque avevano sostanzialmente un problema: quello di combinare in una forma sostenibile e d’impatto una collezione di riff, groove e passaggi più meditativi elaborati a partire dal 2015, anno nel quale pubblicarono il primo EP. E quella della band fondata dal chitarrista John Berg un’opera compiuta e potente, sinfonica e barocca, lo è diventata davvero: fin dal prime battute lo stile asciutto del cantante Mikael Sehlin ben si sposa con costruzioni ritmiche complesse, impreziosite da piccoli passaggi strumentali e sostenute da ritornelli fieri della semplicità con la quale risolvono tutto ciò che li ha preceduti. 

Il paragone più azzeccato, pur potendosi citare a pieno diritto Symphony X, Pagan’s Mind, Seventh Wonder e Dream Theater, è quello con i Kamelot di Poetry For The Poisoned (2010). Il genere proposto è infatti quello di un progressive tecnico e cinematografico, che sa alternare con facilità tinte più oscure con aperture facili all’orecchio, forme sinuose, albe soleggiate (“Awakening”) e sviluppi melodici propri di generi più rilassati.

Continua a leggere la mia recensione su metallus.it


Ascoltato con
Cuffie Superlux HD-668B
DAC LH Labs Geek Pulse (ESS9018K2M Core)
Alimentatore LH Labs Linear Power Supply
Filtro Audioquest Jitterbug
Software Foobar2000 ver. 1.3.16 (WIN10 Pro / 64bit)

giovedì 11 giugno 2020

Recensione MAGNUS KARLSSON'S FREE FALL - WE ARE THE NIGHT


Magnus Karlsson's Free Fall
Recensione: We Are The Night



Magnus Karlsson, ancor prima che un talentuoso musicista, potrebbe essere definito un asset (“qualunque entità possa essere determinata e valorizzata in termini finanziari“), tanto valido e determinante è stato negli anni il suo contributo alle cause di Allen/Lande, Allen/Olzon, Starbreaker, Bob Catley e Kiske/Somerville… senza dimenticare Primal Fear ed una carriera solista che lo vede oggi pubblicare il terzo album. 

Del polistrumentista e compositore svedese avevo già avuto modo di apprezzare il convincente debutto datato 2013, e confesso che l’idea di un more of the same non mi sarebbe affatto dispiaciuta. 

D’altronde Karlsson è personaggio divisivo dalle idee piuttosto chiare (“Se non sai scrivere canzoni e non sei in una band valida… tutto si vanifica”), che con il suo tocco ha contribuito alle proprie ed altrui fortune dimostrando in ogni occasione non solo una grande sensibilità nell’esaltare le caratteristiche degli artisti che lo hanno accompagnato, ma anche la capacità di scrivere canzoni brillanti, con un senso ed una identità coerenti con la solidità delle sue posizioni.

Continua a leggere la mia recensione su metallus.it


Ascoltato con
Cuffie Superlux HD-668B
DAC LH Labs Geek Pulse (ESS9018K2M Core)
Alimentatore LH Labs Linear Power Supply
Filtro Audioquest Jitterbug
Software Foobar2000 ver. 1.3.16 (WIN10 Pro / 64bit)

giovedì 14 maggio 2020

Recensione SOULS OF TIDE - BLACK MAGIC


Souls Of Tide
Recensione: Black Magic




Vengono dall’antica città di Hamar in Norvegia, hanno alle spalle esperienze di stampo rock e metal e hanno deciso, con il progetto “Souls Of Tide”, di dare nuovo smalto alle sonorità di Deep Purple, Led Zeppelin, Black Sabbath e The Doors: questo in sintesi è il percorso di sei musicisti che, dopo il debutto discografico sulla lunga distanza avvenuto nel 2016 con “Join The Circus”, tornano a far parlare di sé con questo nuovo “Black Magic”. 

Il disco è innanzitutto brillante, arioso e dinamico: non siamo insomma di fronte ad una rivisitazione pretenziosa, ad un intervento con velleità archeo-culturali o ad una comoda scopiazzatura di brani famosi o riesumate B-side. Al contrario, quello dei “Souls Of Tide” è un rock estremamente radiofonico e moderno, al quale le tastiere di Kjetil Banken (“Firegirl”) ed il lusso contemplativo di certi interventi chitarristici aggiungono, se non proprio un’ulteriore dimensione, almeno quel non so che di sciccoso che a volte fa perfino scalare la classifica. 

In “Morning Star” e “Evening Star”, solo per citarne un paio, ci sono freschezza ed attitudine, e pure quel drive scandinavo alla D-A-D che trascina ma in modo un po’ provinciale e disincantato, con la stessa pallida credibilità di un poliziesco in stile nordic noir.

Continua a leggere la mia recensione su metallus.it


Ascoltato con
Cuffie Superlux HD-668B
DAC LH Labs Geek Pulse (ESS9018K2M Core)
Alimentatore LH Labs Linear Power Supply
Filtro Audioquest Jitterbug
Software Foobar2000 ver. 1.3.16 (WIN10 Pro / 64bit)

domenica 3 maggio 2020

Recensione AXEL RUDI PELL - SIGN OF THE TIMES


Axel Rudi Pell
Recensione: Sign Of The Times



La presentazione alla stampa di questo lavoro è affidata anzitutto ai numeri: con più di 1.7 milioni di album venduti in tutto il mondo, 2.6 milioni di riproduzioni in streaming per il predecessore “Knights Call“ (2018) ed una carriera lunga trentun anni che ha valso al virtuoso Axel Rudi Pell il riconoscimento di “leggenda” del metal, si direbbe che la somma degli elementi non possa che portare ad un risultato glorioso. 

Il problema è che le arti non sono scienze esatte: così come spesso ciò che ascoltiamo è di molto superiore alla somma delle sue parti, può accadere ogni tanto che il valore vada un po’ perso tra le operazioni matematiche, ed il buono che c’è nelle umane cose finisca intrappolato tra i conteggi. Dell’autorevolezza vocale di Johnny Gioeli mi è capitato di scrivere recentemente, mentre suona fresco e sorprendente quel senso di nuova alba presente nella intro “The Black Serenade”, evocativa al punto da alimentare la speranza. 

Gran parte della classe di questo album è affidata alla tastiera di Ferdy Doernberg, perfetta nelle sue sonorità seventies per dare un senso di rassicurante classicismo. Non mancano poi i pregevoli, non solo per tecnica ma anche per gusto melodico, assoli dello stesso chitarrista tedesco: la sensazione tuttavia, al di là dei contributi personali, rimane quella di un approccio soprattutto equilibrato, rotondo per ritmi e sonorità.

Continua a leggere la mia recensione su metallus.it


Ascoltato con
Cuffie Superlux HD-668B
DAC LH Labs Geek Pulse (ESS9018K2M Core)
Alimentatore LH Labs Linear Power Supply
Filtro Audioquest Jitterbug
Software Foobar2000 ver. 1.3.16 (WIN10 Pro / 64bit)

venerdì 24 aprile 2020

Recensione ARIES FIELD - THE HALO BEHIND THE SUN


Aries Field
Recensione: The Halo Behind The Sun



Progetto del vulcanico Fabio Stroppa, gli Aries Field sono una oggi-one-man-band attiva dal 2013 e con alle spalle un album di prog sperimentale pubblicato nel 2018, dopo cinque anni di lavoro. “The Halo Behind The Sun” si pone come ideale continuazione del medesimo percorso di ricerca ed assestamento, sposando la forma di un concept album in quattro parti basato sugli avvenimenti della seconda guerra mondiale ed abbracciando le coordinate stilistiche di un dark heavy nordico dalle forte connotazioni atmosferiche. 

Nonostante una produzione funzionale, il disco non nasconde le sue ambizioni: orchestrazione ed arrangiamenti vanno ben oltre la media dell’autoprodotto (“Warrior”) e si avverte, soprattutto in quegli intermezzi che non perdono mordente, la piacevole tensione tipica del prodotto che vuole diventare grande. Meno convincente suona invece la deriva alternative che la band ha scelto di imboccare, in nome della quale viene costantemente evitata la soluzione facile del bridge che costruisce, del ritornello che sfocia o della melodia semplice di un bell’assolo. 

Che questo disco punti ad essere qualcosa di differente, ancor prima che alternative, è immediatamente chiaro quanto sinceramente apprezzabile: se il semplice proponimento sia sufficiente a dare al progetto una forma nuova e riconoscibile è invece il principale dilemma da risolvere con l’ascolto.

Continua a leggere la mia recensione su metallus.it


Ascoltato con
Cuffie Superlux HD-668B
DAC LH Labs Geek Pulse (ESS9018K2M Core)
Alimentatore LH Labs Linear Power Supply
Filtro Audioquest Jitterbug
Software Foobar2000 ver. 1.3.16 (WIN10 Pro / 64bit)

lunedì 20 aprile 2020

Recensione HYPERION - INTO THE MAELSTROM


Hyperion
Recensione: Into The Maelstrom




Electrocution, Ice Flame, Roynoir, Saints’ Trade e Tarchon First sono solo alcuni dei nomi che mi vengono in mente quando penso alla scena rock di Bologna: gruppi con pubblici eterogenei e prospettive differenti, certamente, che in alcuni casi nulla hanno – o hanno avuto – in comune se non una passione autentica per un certo modo più o meno raffinato, ma sempre fisico diretto e sanguigno, di servire musica. 

Gli Hyperion vengono anch’essi dal capoluogo emiliano, dove si sono formati nel 2015 per poi debuttare discograficamente un paio di anni più tardi con “Dangerous Days”. Come molte opere seconde “Into The Maelstrom”, pubblicato dalla spagnola Fighter Records, costituisce dunque un’occasione per confermare quanto di buono fatto fino ad ora, aggiungendo un nuovo tassello artistico al percorso della band guidata dal chitarrista Davide Cotti.

Per salvaguardare innanzitutto la continuità stilistica con i numi tutelari Iron Maiden, Judas Priest e Megadeth, gli Hyperion si allineano alla filosofia di quelli che non vanno tanto per il sottile: il loro infatti è un heavy/thrash moderno e brillante, che fa subito presa grazie ad un evidente senso di compattezza e coesione. 

Continua a leggere la mia recensione su metallus.it


Ascoltato con
Cuffie Superlux HD-668B
DAC LH Labs Geek Pulse (ESS9018K2M Core)
Alimentatore LH Labs Linear Power Supply
Filtro Audioquest Jitterbug
Software Foobar2000 ver. 1.3.16 (WIN10 Pro / 64bit)

giovedì 9 aprile 2020

Recensione BONFIRE - FISTFUL OF FIRE


Bonfire
Recensione: Fistful Of Fire




Di una band attiva da oltre trent’anni ci sarebbe moltissimo da raccontare, e pochissimo da dire. Si potrebbe parlare degli esordi, degli alti e dei bassi, dei tour, dei cambi di formazione che hanno visto l’equivalente di quasi tre squadre di calcio calcare il palco sotto allo stesso telone… oppure ci si potrebbe limitare alla constatazione che resistenza e resilienza incarnano alla perfezione, nel loro ostinato e burbero perpetuarsi, lo spirito dell’heavy metal

Difendere orgogliosamente la propria natura è un tratto caratteristico dell’hard rock tedesco: sono innumerevoli i gruppi che in questi anni hanno scelto di non cambiare pelle e che oggi, penso agli Scorpions con l’innesto energizzante di Mikkey Dee, raccolgono i frutti affettuosi di tanta linearità. 

I Bonfire hanno percorso le stesse orme: dai fasti di Point Blank alle sfortune commerciali di Feels Like Coming Home, il quintetto fondato da Claus Lessmann e Hans Ziller ha saputo rivitalizzare il proprio marchio di fabbrica e presentarsi ogni volta in una veste, se non propriamente inedita, almeno dotata di una certa freschezza.

Continua a leggere la mia recensione su metallus.it


Ascoltato con
Cuffie Superlux HD-668B
DAC LH Labs Geek Pulse (ESS9018K2M Core)
Alimentatore LH Labs Linear Power Supply
Filtro Audioquest Jitterbug
Software Foobar2000 ver. 1.3.16 (WIN10 Pro / 64bit)

mercoledì 8 aprile 2020

Recensione IRIST - ORDER OF THE MIND


Irist
Recensione: Order Of The Mind




Vengono da Atlanta in Georgia, gli Irist, ed in poco tempo hanno già fatto parlare di sé come la next big thing non solo in ambito metal, ma per tutto quanto concerne l’evoluzione del rock in un senso più universale. Non è un caso che la band stessa citi Melvins, Ratos de Porão, Alice in Chains, The Dillinger Escape Plan, Machine Head, Mastodon, Gojira e Soundgarden tra le proprie più significative influenze, promettendo velatamente di trovare un modo sensato di omaggiarle tutte, ed all’interno di un unico album. 

Formato da Pablo Davila (chitarra) e Bruno Segovia (basso) nel 2015, il quintetto è musicalmente fiero delle proprie origini sudamericane (Argentina, Cile e Brasile) e considera i Sepultura come eroi, ha saputo farsi largo più a suon di concerti che di social media e, sull’onda di un’hype davvero alle stelle (“La band heavy metal di cui ciascuno parlerà”, “Gli Irist sono il futuro del metal?”, “Georgia metal phenomenon”, giusto per citare alcuni dei titoli restituiti da Google), giunge oggi al debutto discografico pubblicato da Nuclear Blast.

Continua a leggere la mia recensione su metallus.it


Ascoltato con
Cuffie Superlux HD-668B
DAC LH Labs Geek Pulse (ESS9018K2M Core)
Alimentatore LH Labs Linear Power Supply
Filtro Audioquest Jitterbug
Software Foobar2000 ver. 1.3.16 (WIN10 Pro / 64bit)

giovedì 2 aprile 2020

Recensione SOLITARY SABRED - BY FIRE & BRIMSTONE


Solitary Sabred

Recensione: By Fire & Brimstone






Tecnica & potenza è il binomio che meglio descrive il ritorno sul campo di battaglia dei ciprioti Solitary Sabred, già autori di buone prove con “Redemption Through Force” (2014) ed il debut The Hero The Monster The Myth” (2009). 

I riferimenti stilistici evidenziati nella opener Servants Of The Elder Gods” sono interessanti: nonostante il mix non risulti sempre filante, la successione di elementi heavy / power / epic / NWOBHM / doom e progressive è un arlecchino divertito, teneramente volubile e sfrontato, sempre capace di gestire ogni genere con quel minimo di competenza richiesta per risultare credibile. 

In “By Fire & Brimstone” c’è tutto questo e anche di più, perchè alle citazioni di Helstar, Cauldron Born, Omen, Jag Panzer, Slauter Xstroyes e Sanctuary si aggiunge un’attitudine convincente che va oltre il semplice “omaggio” allo US metal: il disco si sviluppa infatti con disarmante spontaneità, rinunciando già dalle prime battute ad un’idea di struttura, in favore di tanti piccoli momenti epici ciascuno dei quali pienamente ascoltabile nella sua breve vita atmosferica.


Continua a leggere la mia recensione su metallus.it


Ascoltato con
Cuffie Superlux HD-668B
DAC LH Labs Geek Pulse (ESS9018K2M Core)
Alimentatore LH Labs Linear Power Supply
Filtro Audioquest Jitterbug
Software Foobar2000 ver. 1.3.16 (WIN10 Pro / 64bit)

Recensione DEATHLESS LEGACY - SATURNALIA


Deathless Legacy
Recensione: Saturnalia



Fondati a Pisa nel 2005 come tribute band dei Death SS, i Deathless Legacy sono una realtà horror metal autrice – come recita la loro stessa bio – di spettacoli composti da bizzarri eventi musico-teatrali, arricchiti da performance e scenografie, incentrati su tematiche splatter-esoteriche, streghe, sabba e rituali magici. 

Il gusto per le atmosfere care a Howard Phillips Lovecraft ed Edgar Allan Poe ha quindi accompagnato la band fin dagli esordi discografici del 2014, stimolandola ad una ricerca espressiva che ha sempre contemplato sia l’aspetto sonoro che quello visuale. 

Saturnalia” costituisce il quinto episodio della discografia dei toscani e si presenta come un progetto coraggioso per la forma nel quale viene proposto: recensiamo infatti un ibrido album / cortometraggio che è possibile fruire sia dal punto di vista audiovisivo che da quello solamente sonoro, grazie alla doppia edizione curata da Scarlet Records.

Continua a leggere la mia recensione su metallus.it


Ascoltato con
Cuffie Superlux HD-668B
DAC LH Labs Geek Pulse (ESS9018K2M Core)
Alimentatore LH Labs Linear Power Supply
Filtro Audioquest Jitterbug
Software Foobar2000 ver. 1.3.16 (WIN10 Pro / 64bit)

mercoledì 18 marzo 2020

Recensione DEADRISEN - DEADRISEN


Deadrisen
Recensione: Deadrisen



Deadrisen arrivano freschi freschi dalla East Coast degli Stati Uniti e sono una creatura di Rod Rivera e Mike LePond: il primo è un chitarrista con oltre trent’anni di esperienza sulle scene del Christian Metal (molti dei quali passati in sodalizio con il singer Johnny Bomma) mentre LePond è, senza dover aggiungere altro, il bassista dei piro-e-tecnici Symphony X. 

E’ la dichiarata volontà di fondere tra loro diverse influenze, che spaziano dal flamenco alla musica mediorientale, passando per heavy metal anni settanta/ottanta e hard rock, che rende interessante questa nuova proposta: un obiettivo ambizioso e sicuramente alla portata di musicisti navigati, ma che normalmente richiede un lavoro di cesellatura finissimo – di diplomazia stilistica se non di attento riordino, alla Marie Kondo – per portare a risultati originali e dalla chiara, sostenibile identità. 

E non si può certo dire che i Deadrisen, impegnati in questo tipo di ricerca, abbiano intenzione di menare il proverbial can per l’aia: pagato il dazio della cinematografica intro, il mi presento di rito (Tapparella, Elio e Le Storie Tese, 1996) è costituito da un assalto programmatico di chitarre e batteria che non concede alcuno spazio all’immaginazione.


Continua a leggere la mia recensione su metallus.it


Ascoltato con
Cuffie Superlux HD-668B
DAC LH Labs Geek Pulse (ESS9018K2M Core)
Alimentatore LH Labs Linear Power Supply
Filtro Audioquest Jitterbug
Software Foobar2000 ver. 1.3.16 (WIN10 Pro / 64bit)

martedì 10 marzo 2020

Recensione BLUE OYSTER CULT - AGENTS OF FORTUNE LIVE 2016

Blue Oyster Cult
Recensione: Agents Of Fortune - Live 2016



Per celebrare il quarantesimo anniversario del loro album Agents Of Fortune, pubblicato nel 1976 e diventato in breve tempo disco di platino anche grazie alla presenza della hit (Don’t Fear) The Reaper, i Blue Oyster Cult lo hanno eseguito dal vivo e nella sua interezza nell’Aprile del 2016, al cospetto di un ristretto gruppo di invitati riunitisi presso i Red Studios di Hollywood. 

Quello di una progressiva e riuscita “sofisticazione”, nell’accezione positiva di caratteristica di un’apparecchiatura, di una macchina o di un impianto che sono stati progettati e realizzati con criterî tecnicamente avanzati e con impiego di materiali e componenti raffinati, così da offrire elevate prestazioni (Treccani), è probabilmente l’aspetto che – da Agents Of Fortune in poi – renderà chiaramente riconoscibile la discografia della band: la maestria nel sorprendere l’ascoltatore componendo generi e sonorità distinte, senza che la profusione di tecnica vada a discapito del puro intrattenimento, è ancora oggi una delle prerogative che predispongono benevolmente all’ascolto di un qualsiasi CD dei Blue Oyster Cult.


Continua a leggere la mia recensione su metallus.it


Ascoltato con
Cuffie Superlux HD-668B
DAC LH Labs Geek Pulse (ESS9018K2M Core)
Alimentatore LH Labs Linear Power Supply
Filtro Audioquest Jitterbug
Software Foobar2000 ver. 1.3.16 (WIN10 Pro / 64bit)

lunedì 9 marzo 2020

Recensione GRAND DESIGN - V

Grand Design
Recensione: V


Formati nel 2006 dal cantante e produttore svedese Pelle Saether, i Grand Design hanno da sempre perseguito la missione di “far funzionare le sonorità del rock anni ottanta nel ventunesimo secolo”, orgogliosi di come hanno saputo alternare uscite discografiche ed attività live senza mai rinunciare al loro suono e ad uno stile che la band stessa definisce – orgogliosamente e senza mezzi termini – old. Sono dunque sufficienti queste brevi premesse per comprendere come V sia il quinto lavoro di una realtà ampiamente rodata e con le idee chiare, che attraverso la riproposizione ha saputo ritagliarsi uno spazio e che accoglie con diffidenza la possibilità di riservare sorprese al proprio pubblico. 

Se introdurre un concetto di originalità suona quindi del tutto fuori luogo, bisogna dire che la combinazione tra suoni affettati, ritmiche relativamente aggressive ed il particolare timbro di Saether (immaginate un ibrido tra gli svedesi Abba ed i danesi Aqua, quelli di Barbie Girl, però prestato al rock) possiede quel carattere divisivo che, almeno, non lascia indifferenti. La proposta che arriva da Västerås non è comunque così inedita da trascendere le definizioni: questo è melodic rock a tutti gli effetti, e come tale costruito, levigato e spuntato in nome di una costante, suprema e cioccolatosa scioglievolezza.


Continua a leggere la mia recensione su metallus.it


Ascoltato con
Cuffie Superlux HD-668B
DAC LH Labs Geek Pulse (ESS9018K2M Core)
Alimentatore LH Labs Linear Power Supply
Filtro Audioquest Jitterbug
Software Foobar2000 ver. 1.3.16 (WIN10 Pro / 64bit)

domenica 1 marzo 2020

Recensione JESSE DAMON - DAMON'S RAGE

Jesse Damon
Recensione: Damon's Rage


Già cantante con i Silent Rage (che, messi sotto contratto da Gene Simmons dei Kiss ottennero una buona esposizione su MTV alla fine degli anni ottanta) e successivamente protagonista di una carriera solista che lo ha visto pubblicare fino ad oggi cinque album, il cantante e chitarrista californiano Jesse Damon torna con un mix di rock melodico e metal, prodotto e suonato insieme al polistrumentista Paul Sabu

Frutto del lavoro solingo di due soli artisti, Damon’s Rage vorrebbe dunque rappresentare una proposta fresca ed originale, realizzata in completa libertà creativa ed in grado di dare libero sfogo all’estro di entrambi. In realtà, “compassato” è forse l’aggettivo che meglio racconta lo sviluppo traccia dopo traccia di Damon’s Rage, un disco che pare sequenziato su una vecchia versione di Cubase tanto regolari sono le sue strutture. 

Certamente l’utilizzo di una batteria elettronica – o perlomeno dai suoni elettronici – non aiuta l’album a suonare grintoso e sanguigno. E, se proprio vogliamo dirla tutta, pure l’invio al recensore di file con bitrate variabile, come si usava quando avevamo i modem a cinquantasei kappa e nessuno poteva chiamare mentre esploravamo online, non predispone ad un ascolto da connoisseur.

Continua a leggere la mia recensione su metallus.it


Ascoltato con
Cuffie Superlux HD-668B
DAC LH Labs Geek Pulse (ESS9018K2M Core)
Alimentatore LH Labs Linear Power Supply
Filtro Audioquest Jitterbug
Software Foobar2000 ver. 1.3.16 (WIN10 Pro / 64bit)