martedì 21 gennaio 2020

Recensione MICHAEL THOMPSON BAND - HIGH TIMES, LIVE IN ITALY


Michael Thompson Band
Recensione: High Times – Live In Italy



Prosegue con regolarità la pubblicazione di live da parte di Frontiers, un’operazione con la quale l’etichetta di Napoli non solo valorizza ulteriormente il proprio capitale artistico, ma che permette agli appassionati di cogliere alcuni dei loro artisti preferiti in una dimensione (per alcuni) inedita, un filo più sanguigna e diversamente sofisticata. 

Si tratta di un proposito specialmente interessante se si considera il genere che la label presidia: se molte delle sue uscite si caratterizzano per pulizia formale, rotondità dei suoni e generale compostezza, l’espressione dal vivo può beneficiare di un approccio diretto che rende queste uscite una sorta di spin-off – come nicchia nella non più nicchia – della serie regolare

Introdotto dalle note calde della chitarra dello stesso Michael Thompson, chitarrista statunitense le cui collaborazioni spaziano da Madonna a Michael Jackson, passando per Joe Cocker e Gianluca Grignani, Live In Italy è un disco misurato ed ammiccante che atterra nella “pretty fucking hot” Milano (“Secret Information”) con un pezzetto di sole californiano in valigia.

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Ascoltato con
Cuffie Superlux HD-668B
DAC LH Labs Geek Pulse (ESS9018K2M Core)
Alimentatore LH Labs Linear Power Supply
Filtro Audioquest Jitterbug
Software Foobar2000 ver. 1.3.16 (WIN10 Pro / 64bit)

Recensione ACACIA - RESURRECTION


Acacia
Recensione: Resurrection



Formati all’inizio degli anni novanta e subito notati dalla piemontese Underground Symphony (che nel 1996 avrebbe pubblicato il debutto “Deeper Secrets”), il progetto Acacia conobbe una battuta d’arresto solo pochi anni più tardi, ponendo la band in una sorta di letargo artistico il cui risveglio coincide con la release di questo Resurrection, un album per il quale la trattazione del concetto di rinascita appare come una missione ineludibile e catartica, come fosse scritta nelle stelle.

La determinazione con la quale, nonostante il lungo periodo di lontananza dalla scene, si è voluta proteggere una piccola espressione di continuità – continuando a scrivere e comporre nuovo materiale, per quando il momento sarebbe stato propizio – è già di per sé una bella storia di amore e speranza, di sentimenti inesauribili capaci di fare da collante, di quella fiducia nel futuro per la quale dobbiamo sempre trovare spazio, qualunque sia l’agente (DNA, religione o pura scaramanzia) con il quale ci viene inoculata. 

L’intro di “Obsession” prelude alla descrizione di una bellezza distorta, scalfita e non scontata, di quel retrogusto piacevolmente amaro (“Alone”) con il quale Queensryche e Kamelot hanno saputo dare spessore narrativo, contemporaneo e cinematografico, a buona parte della loro discografia. Ed effettivamente quello degli Acacia è un prog melodico ed accessibile, commerciale nel senso più democratico del termine, alieno ad inutili complicazioni e squisitamente italiano – complici la buona prova e pronuncia di Gandolfo Ferro – nella sua trazione vocale.

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Cuffie Superlux HD-668B
DAC LH Labs Geek Pulse (ESS9018K2M Core)
Alimentatore LH Labs Linear Power Supply
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lunedì 20 gennaio 2020

Recensione BLUE OYSTER CULT - HARD ROCK LIVE, CLEVELAND 2014


Blue Oyster Cult
Recensione: Hard Rock Live Cleveland 2014



Hard Rock Live Cleveland 2014” è la prima di una serie di uscite live che, nel corso del 2020, permetteranno di scoprire e riscoprire la carriera di una band apprezzata da pubblico e critica per un concetto di continuità nell’eclettismo che ha cullato fin dagli esordi, risalenti ai primi anni settanta. Registrato a Cleveland nel 2014, il disco – disponibile anche nell’edizione in tre vinili – è un excursus lungo diciassette brani attraverso le molteplici forme del rock che la band ha indagato ed abbracciato negli anni, con un atteggiamento sempre intelligente che le ha fatto guadagnare il titolo di “gruppo heavy metal degli uomini pensanti.

La produzione di questa proposta Frontiers sceglie un approccio melodico che esalta voce ed assoli di chitarra invece che l’energia spesso heavy della ritmica, finendo per portare in primo piano la dimensione più onirica (“Shooting Shark”), seventies, dilatata e pure un po’ dudeista del quintetto. Hard Rock Live Cleveland 2014 è un disco che mette al centro della scena la coesione e l’atmosfera, l’assolo riverberato della chitarra di Donald “Buck Dharma” Roeser ed il basso agile di Kasim Sulton (“The Red And The Black”, “Golden Age Of Leather”), il gospel, il blues e la psichedelia, impegnato a fotografare fedelmente l’evento nel suo scorrere fluido.

L’estensione della scaletta permette di apprezzare anche episodi dalla melodia più immediata e spendibile: Burnin’ For YouME 262 e Hot Rails To Hell sono ora stilose e brillanti, ora vigorose ed upbeat, e per ritrovare la loro dimensione più muscolosa beneficiano, con buona pace dei vicini, di un ascolto a volume sostenuto.

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domenica 12 gennaio 2020

Recensione SAINTS TRADE - TIME TO BE HEROES


Saints Trade
Recensione: Time To Be Heroes



Quando arrivi dalla provincia, Bologna ti sembra la Nuova York di Woody Allen. Frotte di studenti con la fame di vita dipinta sul volto, turisti cinesi in piazza Maggiore attratti da tutto, coppie di anziani che discutono animatamente mentre passeggiano tenendosi per mano, mattoni rossi baciati dal sole ed un onnipresente profumo di sugo al ragù, che ti fa sentire a casa mentre gli aerei solcano il cielo, così vicini che non serve nemmeno Flightradar per capire da dove arrivano, o dove vanno. 

Nonostante i problemi che affliggono ogni grande città, come i piccioni, Bologna ti regala un’iniezione di vitalità che rende – fosse anche solo per un istante di spregiudicata illusione – ogni cosa più vicina e possibile. Bologna si traveste da piccola per farti sentire grande, ti ammaestra, e così diventa più tua (Il piccolo principe, Antoine de Saint-Exupéry, 1943). 

Culla morbida di cantori e cantautori, il capoluogo emiliano è però anche un centro di sale prove, club e band votati alle tante forme del rock: dal death metal degli Electrocution al rock melodico dei Saints Trade, a Bologna la musica è il dado (ma non nominatelo nemmeno, da quelle parti) buono per insaporire qualsiasi giornata.

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domenica 5 gennaio 2020

Recensione BLADE CISCO - EDGE OF THE BLADE

Blade Cisco
Recensione: Edge Of The Blade


Il fatto che una band pubblichi il fatidico album di debutto a distanza di dodici anni dalla propria formazione non è certamente né necessariamente sinonimo di qualità, ma testimonia se non altro il fatto che questi ragazzi hanno saputo dare un senso – in termini di esperienza umana ed artistica – all’attesa. E poiché vengono da una zona dove nella maggior parte dei casi il concetto di “stagionatura” è percepito come portatore di uno straordinario valore aggiunto, dai Blade Cisco ci si può aspettare qualsiasi cosa, tranne che una prova acerba o affrettata. 

Coprodotto da Michele Luppi (Whitesnake, Vision Divine, Killing Touch, Secret Sphere), amico di lunga data nonchè ex-bassista del quintetto emiliano, Edge Of The Blade è anzitutto pulito e levigato, fortemente votato a sostenere le sue linee vocali e supportato da una produzione razionale, che mantiene le sonorità distinte senza pregiudicare la riuscita armonica dell’insieme. 

Il timbro della voce di Andrea Zanini è graffiante quanto basta per conferire alle strofe un tocco glocal che sembra voler invitare Journey, Foreigner, Night Ranger, Styx, Magnum, Def Leppard e FM a visitare Reggiolo (siamo in terra di Ligabue, Steve Rogers Band e Vasco) e che contribuisce a fare di Edge Of The Blade un prodotto con una sua rugosa personalità (“Foolin’ Myself”), invece che l’ennesimo interprete di un sogno cotonato che da queste parti no, non l’abbiamo mai vissuto.

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